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Consigli del Dentista

Mai più paura dal dentista 



Oggi parleremo della “Sedazione Cosciente” e di come sia possibile affrontare una cura odontoiatrica senza più paura o ansia .

La paura del dolore rappresenta uno dei principali motivi per il quale molte persone rimandano, fino a quando possibile, l’appuntamento per un controllo o una cura dal proprio dentista.

Tante possono essere le cause della “paura”: precedenti esperienze negative, la difficoltà nell’accettare l’invasione di un proprio spazio corporale da parte di un “estraneo”, racconti odontofobici di amici o familiari.

In particolare, la trasmissione intrafamiliare della odontofobia è la causa più comune della paura del dentista nei bambini, che assumono su di loro ansie e timori dei genitori. Sono spesso, infatti, i genitori a trasmettere ansia ai loro bambini che starebbero, altrimenti, seduti tranquillamente alla poltrona durante le terapie.

La paura si traduce spesso in vere e proprie manifestazioni cliniche, i cui sintomi sono: tachicardia, tremore, sudore eccessivo, nausea, sensazione di “nodo” alla gola .

Molti dentisti conoscono bene l’odontofobia e sono formati per affrontarla tramite l’utilizzo di appropriate tecniche di approccio, di motivazione e di rinforzo comportamentale.

Nei casi in cui non si raggiunga la giusta motivazione psicologica del paziente è possibile intervenire con le procedure di sedazione cosciente.

Attraverso la sedazione cosciente si raggiunge uno stato di rilassamento del sistema nervoso centrale che pone il paziente in uno stato di calma e serenità mantenendo comunque lo stato di veglia. Pertanto, il paziente rimane sveglio e vigile anche se molto tranquillo e rilassato.

Le tecniche più comuni di sedazione cosciente sono due: una  prevede l’inalazione di protossido d’azoto con la respirazione e l’altra attraverso un accesso endovenoso la somministrazione di farmaci ansiolitici e miorilassanti.

La prima viene di solito usata per le terapie veloci mentre la seconda si preferisce per interventi un po’ più lunghi.

Il protossido d'azoto è stato il primo anestetico gassoso ad essere scoperto ed è stato usato sul paziente odontoiatrico, già oltre un secolo fa.

Si tratta di una sostanza inodore ed incolore (noto anche come gas che fa ridere) che possiede blande proprietà anestetiche, ma potenti proprietà analgesiche ed ansiolitiche ed è comunemente impiegato nel mantenimento dell'anestesia.

Il protossido d’azoto è inalato miscelato con l’ossigeno e la sua azione si manifesta entro tre minuti  ed è reversibile già dopo pochi minuti dalla sospensione della stessa erogazione.

Occorre infine sottolineare che, essendo privo di controindicazioni, il  suo utilizzo è assolutamente sicuro sia negli adulti che nei bambini.

La sedazione cosciente indotta da farmaci somministrati per via endovenosa si  utilizza per interventi più lunghi di implantologia o rimozioni di cisti di grande diametro . È una sedazione più profonda e spesso il paziente perde la sensazione del tempo e ricorda poco della terapia eseguita, entrando in uno stato di completo benessere. Alla fine della terapia viene somministrato un farmaco che annulla l’effetto dei farmaci precedenti riportando il paziente in pochi minuti al suo stato di vigilanza normale.

In conclusione, per la corretta risoluzione del “disturbo odontofobico”, il migliore consiglio è quello di parlarne senza timore con il proprio dentista, riponendo fiducia in lui e ascoltando i suoi suggerimenti.  Questa strada permette di superare quel timore che spesso impedisce di intercettare per tempo patologie della bocca e dei denti che, se non curate, possono peggiorare e richiedere interventi più complessi.


Gaetano Pagliano ​
  
Fumo e perdita dei denti

E’ già da tempo noto che il fumo di sigaretta aggrava la malattia parodontale tuttavia un recente studio ha evidenziato in modo più accurato il rapporto tra fumo e perdita dei denti.
Questo studio eseguito su oltre 23.000 soggetti ha valutato i danni del fumo per gruppi di età, di sesso, per quantità di sigarette fumate e i benefici della sua cessazione.
Si è scoperto che il legame tra fumo e perdita degli elementi dentari è più forte tra i più giovani piuttosto che negli anziani e che la relazione dipende dalle dosi: i forti fumatori hanno un rischio più alto di perdere i denti rispetto a quelli che fumano meno sigarette. La ricerca ha rivelato,inoltre, che gli uomini hanno una prospettiva 3.6 volte maggiore di rimanere senza denti rispetto ai non fumatori, mentre le donne fumatrici 2.5 volte di più. 
Quindi i soggetti maggiormente colpiti sono i forti fumatori, giovani e di sesso maschile. Tali dati non sono legati ad altri fattori di rischio come per esempio il diabete o la familiarità (presenza della malattia parodontale in famiglia)che ovviamente aggravano la possibilità di perdita di elementi dentari.
Il fumo può celare il sanguinamento gengivale, sintomo chiave della parodontite, e questo spiega perché le gengive di un fumatore possono apparire più sane di quello che in realtà sono. Ma non è un fatto positivo che il fumo riesce a nascondere gli effetti della malattia gengivale perché spesso i pazienti non si accorgono del problema fino a quando la patologia non raggiunge uno stadio molto avanzato.
Dallo studio emerge anche una buona notizia, ovvero che smettere di fumare riduce il rischio abbastanza velocemente. Un ex fumatore ha lo stesso rischio di perdere i denti come chi non ha mai fumato, sebbene il danno osseo prodotto dal fumo sino a quel momento non sia reversibile.
Smettere di fumare, inoltre, riduce il rischio di patologie cardiovascolari, di malattie polmonari e di tumori, per cui vi sono tante buone ragioni per non iniziare a fumare oppure smettere nel più breve tempo possibile.


Gaetano Pagliano​