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C'era una volta

La favolosa isola di Atlantide

di Salvatore Mantia

Atlantide era la più grande isola della Libia e dell’Asia messa assieme: era di là da quello stretto di mare chiamato le “Colonne d’Ercole”, l’attuale Stretto di Gibilterra. Un immane terremoto la distrusse con tutta la sua popolazione. Esistette circa 9.600 anni prima di Cristo. In quest’isola c’era un regno che dominava anche la Libia, l’Egitto e altre regioni dell’Europa. A riportare queste informazioni è il filosofo Platone nei suoi dialoghi “Timeo” e “Crizia”, scritti intorno al 348 a.C. Platone non immaginava che queste sue poche righe avrebbero fatto scorrere fiumi d’inchiostro: più di 25.000 opere sono dedicate a questa civiltà. Aristotele, discepolo di Platone, disse che vicenda di Atlantide non aveva alcun fondamento storico. E per tutto il medioevo, epoca in cui Aristotele era considerato un’autorità indiscussa, pesò questo giudizio negativo: infatti, l’esistenza di Atlantide non coincideva con la data della creazione del mondo che, secondo i calcoli di allora, era avvenuta intorno al 4.000 a.C.  Nel 1492 le cose cambiarono: Cristoforo Colombo scoprì l’America, una terra di là dall’Atlantico, ma l’America non era Atlantide. Però gli indiani del Messico affermavano di provenire da un’antica isola scomparsa chiamata Azlan, da cui Aztechi che significa “abitanti di Azlan”. Si scoprirono analogie tra l’Antico Egitto e il Messico: edifici piramidali, leggende affini, anno diviso in 365 giorni, etcc. Si pensò allora che Atlantide sarebbe stata situata tra le Azzorre e le Bahamas, tra le isole Canarie e le Bermuda.
Nel secolo scorso studiosi americani ipotizzarono che Atlantide fosse il Paradiso terrestre della Bibbia, da cui avrebbe avuto origine la prima civiltà umana. Studi di geologia effettuati negli anni ’70 dimostrano che sul fondo atlantico non vi sono tracce di un continente sprofondato. 
Nel 1400 a.C. l’isola greca di Santorino fu parzialmente distrutta da un’eruzione vulcanica: secondo alcuni studiosi, Platone avrebbe raccontato in maniera romanzata la storia di Santorino, idealmente ambientata di là dalle Colonne d’Ercole. Restava però aperta la questione riguardante il periodo in cui avvenne la distruzione di Atlantide.  Nel libro “I segreti di Atlantide”, Otto Muck,  nel 1978 in base al calendario Maya, affermò che la distruzione dell’isola sarebbe avvenuta nell’8.498 a.C. per cause sconosciute “in un giorno e una notte”, come dice Platone: forse per un’esplosione atomica: la civiltà atlantidea aveva raggiunto - secondo lui -  un livello di civiltà e di tecnologia molto più avanzata della nostra. Dopo la distruzione di Atlantide gli uomini sarebbero ritornati allo stadio di barbarie e piano piano avrebbero cominciato a ricostruire tutto il sapere, sino a oggi. Gli abitanti di Atlantide avrebbero posseduto conoscenze straordinarie, sarebbero stati in possesso di tecnologie avanzatissime rispetto alle nostre. Su questa scia c’è chi crede che fra noi ci sarebbero uomini dotati di conoscenze superiori: sarebbero i “prescelti”, i discendenti dei sopravvissuti alla distruzione di Atlantide: queste segrete conoscenze si tramanderebbero a pochi eletti, ai “Grandi Iniziati”, ai sacerdoti di Atlantide tuttora attivi nel mondo. Sulla collocazione di Atlantide in tempi recenti gli studiosi si sono sbizzarriti, anche usando i moderni satelliti aerospaziali; Atlantidesi identificherebbe con: la Sardegna, la città di Troia, parte della Spagna…e così via.
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